I Tesori

Collezione Numismatica

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Nella sala del processo è presente una collezione di monete, ottimamente conservate, provenienti da una raccolta privata che è stata donata al Comune di Pizzo.

Attraverso questa collezione il visitatore effettua un viaggio nel tempo ripercorrendo le tappe storiche fondamentali vissute dall’Italia meridionale. Sono presenti monete bizantine con il Follis di Tiberio II (578-582), si passa poi ai Normanni con il Doppio Follaro di Ruggero I (1072- 1101), e ancora agli angioino-aragonesi con il Carlino di Roberto D’Angiò (1309 – 1343), Il Cavallo di Filippo IV (1621 – 1655), il Grano (1648) della Repubblica napoletana di Masaniello, e il Mezzo Ducato di Filippo V (1700 – 1707).

Non mancano, inoltre, le monete del periodo borbonico, da Carlo III (1734 – 1759), dalla Piastra del 1735, all’Oncia d’oro del 1737. I nove Cavalli del 1732 di Ferdinando IV (1759 – 1825).

Il periodo Murattiano (1808 – 1815) spazia dal Grana del 1810 alla Mezza Lira del 1813. Chiudono la Piastra del 1825 di Francesco I, ritornano i Borboni con una serie dedicata a Ferdinando II, dalla Piastra del 1834 ai 10 Tornesi del 1859 – 1860.

Busto di Gioacchino Murat

PB030230-pNella sala dì ingresso del primo piano è esposto un busto in marmo raffigurante Gioacchino Murat. L’opera fino ai primi anni del 2000 era attribuita ad autore ignoto. Finalmente nel 2005, quando venne esposta per alcuni mesi in una sala della Reggia di Caserta durante la mostra internazionale “Casa di Re”, un’equipe di esperti lo ha esaminato attentamente ed ha stabilito trattasi di un lavoro artistico unico e interessante. L’autore del busto è lo scultore francece Jean Jacques Castex, amico personale del Murat. Esso è stato datato al 1812, è alto 110 cm, è stato eseguito “di memoria”, come si legge nell’iscrizione sulla base del ritratto.

Il busto giunse in treno a Pizzo nel mese di dicembre del 1950, direttamente da Parigi. All’arrivo in stazione la cassa  dell’imballaggio subì uno scossone per cui il naso si staccò dalla testa e gli fu subito dopo malamente incollato da un marmista locale.

Otto mesi prima, nel ,mese di aprile, era giunto in visita a Pizzo il signore Stefano  Vlasto. Costui fu bene accolto dagli allora Soci del “Circolo degli Intellettuali del Castello Murat” e si propose di collaborare alla realizzazione di un nuovo museo permanente. Poiché aveva delle strette amicizie con gli eredi della famiglia Murat, riusci a convincerli a donare al castello qualche cimelio che ricordasse alla città di Pizzo ed ai numerosi visitatori del Castello, il loro illustre avo. Dopo una fitta corrispondenza epistolare tra Pizzo – Roma e Pizzo – Parigi, la principessa Nicole Murat inviò in omaggio il busto che oggi si trova esposto dentro l’antico maniero.

 

Elmo in marmo

P5200111-pAnch’esso si trova nella sala d’ingresso al primo piano ed è collocato in una vetrina accanto al busto di Gioacchino Murat. Opera del Canova e De Vivo. Fu distrutta nel 1860 da una brigata garibaldina in sosta a Pizzo. L’elmo di marmo è l’unico reperto rimasto della statua di Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, che era stata collocata in Piazza al centro della “Spuntone” alta ben 5 metri, acquistata dai Borboni per 500 ducati e regalata alla città di Pizzo.